Pietradefusi

Pietradefusi (ab.2.800; m.400 s.l.m.; 70,79 kmq), in Irpinia ai confini con il Sannio, dista 25 km da Avellino, 22 Km da Benevento, 80 Km da Napoli, 4 km dal casello autostradale NA-BA uscita Benevento.

Tra il Sannio e l'Irpinia, tra i pendii che degradano verso il fiume Calore, su una collina si trova Pietradefusi in provincia di Avellino, centro di origini medioevali, nato dalla fusione degli abitanti di vari casali distrutti dalle guerre locali. Attualmente si compone di tre nuclei urbani principali: Pietradefusi, Dentecane e Sant'Elena Irpina (sede del municipio).

Principali coltivazioni sono quelle di uva d.o.c. e d.o.c.g. quali il famoso Taurasi; ricercato è anche il torrone di Dentecane e l’olio extravergine di oliva d.o.p.
Lorenzo Giustiniani, nel suo "Dizionario Ragionato del Regno di Napoli, 1804, descrive "Questa terra si vuole surta da cinque secoli, comprende quattro villaggi, chiamati Pappaciceri, Pisciano, Serra e Venticane. Gli abitanti ascendono a circa 5000 ".
Un altro studioso, il cronista di Montevergine Mastrullo, racconta che a sud di Pietradefusi sorgeva un altro piccolo paesino, S.Pietro della Sala, i cui resti si trovano ancora oggi nel sottosuolo, facente parte dei casali di Montefuscolo, donati dal re Ludovico D'Angiò, con atto del 20-9-1347, al Monastero di Montevergine. In seguito a delle lotte S. Pietro della Sala fu distrutto e i superstiti furono costretti a fuggire nei paesi vicini. A causa delle strazianti guerre, le contrade dei diversi casali, sia per difendersi dai nemici esterni, sia per formare un'entità apprezzabile, si fusero e diedero origine alla "Pietra delli Fusi", oggi Pietradesufi.
Il paese è stato possedimento di diversi feudatari: i De Souz, i Tocco e gli Acquaviva d'Aragona.
L'origine storica è testimoniata dalla suggestiva Torre Merlata, appartenuta nel XVI secolo ai duchi Acquaviva d'Aragona, costruita dal nobile Giacomo Tocco nel 1431, nella terra "della Pietra delle fusi", la quale richiamò i profughi del distrutto San Pietro della Sala.
Il nobile Tocco diede inizio alla costruzione di una piccola fortezza, costituita da una casa-castello con al centro, nel suo punto più alto, un grosso torrione merlato.
Durante questa costruzione nacque una controversia con il Monastero di Montevergine circa la proprietà del suolo su cui si stava edificando. Giacomo Tocco, dunque, ridonò l'antico feudo ai Benedettini, con pubblico atto redatto dal notaio Jacomo Donato D'Adamo di Montefuscoli.
Il Cardinale Susignano e i monaci di Montevergine fecero portare a termine la costruzione che doveva poi appartenere ai principi Acquaviva D'Aragona.
Ai tempi di Filippo II (1527-1598), fu costruita la strada che da Napoli si spinge fino alla Puglia, attraversando Dentecane e Venticano e venne detta "via nova". Nel 1591 fu fatta confluire nella via regia consolare delle Puglie. Il tracciato riproponeva lo stesso dell'epoca angioina e veniva spesso attraversata dai regnanti delle Due Sicilie.

Nel 1734 e nel 1735 Carlo III di Borbone è presente a Dentecane ospite con la regina Amalia. La " strada regia" come fu detta successivamente, ha favorito lo sviluppo del paese. Ampliata nel 1738 da Re Carlo III, ha visto il passaggio e la sosta di vari monarchi Borbone e Sabaudi, truppe di vari eserciti che si muovevano da Napoli alle Puglie.

Pietradefusi ha dato i natali a personaggi appartenenti alla famiglia degli Acquaviva d'Aragona, al cardinale Nicolò Coscia, a padre Ludovico Acernese, fondatore delle “Suore Francescane Immacolatine”, al giureconsulto Dionisio Pascucci ed altri.


Pietradefusi oggi è costituito da varie frazioni: Dentecane, S.Elena irpina, S.Angelo a Cancelli ed è circondato dalle fertili campagne di Vertecchia e S. Sabino. Sulla piazza principale si affaccia la Monumentale Chiesa Collegiata, è vastissima e domina un immenso panorama di monti, valli e pianure. Costruita in stile barocco, imponente per le sue linee architettoniche e decorative.
L'edificio religioso custodisce al suo interno tele di scuola napoletana e romana del 700, statue di Santi, arredi sacri ed ostensori preziosi in oro e argento di alto valore, donati dal Cardinale Coscia e da Papa Orsini.  Il locale Liceo-Ginnasio ha formato personaggi locali e del circondario, di elevata cultura che hanno dato lustro in tutta Italia.

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